E' stata un'esperienza davvero unica e credo irripetibile. Durante questi sette giorni qui in Italia, sono successe alcune cose, tipo che non sono stato riconfermato al lavoro, tanto per ripiombare nel "mondo reale".
Il sogno è finito. Ma il ricordo rimarrà sempre vivo.
Il ricordo della magnifica ospitalità della famiglia Saintignon: John, Angelica, Sebastian e Vicente. Per 2 settimane sono stato "uno di loro" e non finirò mai di dirgli "grazie" per l'occasione che mi hanno concesso.
Tutti mi chiedono "adesso metterai in pratica quello che hai imparato negli USA?"....la risposta è "Difficile". Difficile per la differenza di mentalità, per le infrastrutture. Ok, si tratta sempre di un pallone e 2 canestri, però...è tutto quello che circonda lo sport che è diverso.
In una high-school lo sport è parte integrante della vita scolastica. E' un'occasione per poter ambire a qualche "schoolarship"(borsa di studio) e accedere a qualche università importante, come una di quelle da me visitate. Ogni ragazzo vuole giocarsi un'opportunità: non sarà Stanford o St.Marys, ma ricevere una borsa di studio per un Junior College significa poter studiare senza pesare sulla famiglia.
Alcune metodologie di lavoro sono quasi improbonibili: 6 allenamenti alla settimana da 2 ore, una preparazione fisica di quasi 3 mesi, disponibilità ad allenarsi anche alla mattina prima della scuola...insomma, poco applicabile, però se dall'altra parte dell'oceano sono un pelino avanti su questo sport, forse un motivo ci sarà.
Ok, sono d'accordo con voi che lo sport non è tutto, però, come dico sempre io(ma non solo io, hihihihi), la verità sta sempre nel mezzo! E trovare questo mezzo sarà la mia "mission" nei prossimi anni. Mi piacerebbe anche partecipare alla realizzazione di qualche palestra, nel senso di dare qualche consiglio agli architetti prima della costruzione. Mi viene in mente il palazzetto di Mariano Comense: bellissimo, ci mancherebbe, ma potrebbe essere molto più funzionale. Insomma, quest'esperienza è servita per ampliare la mia "conoscenza" su tutto quello che riguarda il basket e non solo da punto di vista prettamente tecnico.
Ho migliorato un po' il mio inglese, anche se non è ancora fluente e spontaneo come vorrei, però 2 settimane senza possibilità di parlare italiano, diciamo che ti costringono un po' ad arrangiarsi.
Ho conosciuto meglio una persona che rimarrà sempre importante per me, per il tempo e la disponibilità che mi ha dedicato: coach John Saintignon. Praticamente siamo stati spalla a spalla per 2 settimane. Mi ha portato in giro per la California con la sua Mercedes. Lui è un po' quello che io vorrei essere: marito affettuoso, padre premuroso e allenatore professionista. Siccome qui di basket ancora non si campa e per la seconda cosa c'è un "working in progress", credo che dovrò concentrarmi sulla prima.
Angelica è stata davvero adorabile: ha capito subito, e credo che la cosa salti all'occhio, che "me piace magnà" e si è dilettata in piattini tipici messicani che non ho mai rifiutato, anzi....bis e tris a piacimento. Sebas e Vicente mi hanno accolto davvero con grande simpatia.
Insomma, non riesco a tovare un qualcosa di negativo in queste 2 settimane.Bene.
Ci saranno anche alcune cose che mi faranno sempre sorridere, quando le ricorderò: il San Mateo Bridge, vero coach? Un inferno quando siamo andati a USF, oppure sempre a San Francisco, il ristorante "IL BORGO"....NO GOOD! In pratica era un ristorante italiano, chiuso e diroccato e quando ci siamo passati la frase è stata proprio quella "NO GOOD!"...hihih....
Vi lascio con un ultima foto che credo racchiuda tutto quanto detto qui sopra.
E per il "California Dream 2009" è davvero tutto.
Un abbraccio a tutti e grazie per avermi seguito













